
Il bonus per le colonnine di ricarica domestiche viene confermato anche per il 2026 e resta inserito nel piano degli incentivi automotive fino al 31 marzo 2030. La misura interessa chi vuole installare a casa una infrastruttura per ricaricare un veicolo elettrico, per esempio una wall box in garage, nel posto auto privato o nelle parti comuni di un condominio. Per il lettore la cosa importante è questa: il contributo non è uno sconto automatico in fattura, ma un rimborso da chiedere tramite procedura telematica quando sarà aperto lo sportello.
L’agevolazione copre il 80% del prezzo di acquisto e posa in opera dell’infrastruttura. Il rimborso massimo è di 1.500 euro per una persona fisica richiedente e sale a 8.000 euro quando l’installazione riguarda le parti comuni degli edifici condominiali. Il limite più alto, quindi, non riguarda il singolo box privato dentro un condominio, ma gli impianti collocati sulle aree comuni e destinati all’uso collettivo dei condòmini.
Quanto si può ottenere
Il calcolo è semplice, ma il tetto massimo cambia il risultato finale. Se un privato spende 1.800 euro tra acquisto e installazione, l’80% corrisponde a 1.440 euro: in questo caso il rimborso resta sotto il limite e può arrivare a quella cifra. Se invece la spesa è di 2.000 euro, l’80% sarebbe 1.600 euro, ma il contributo si ferma al massimale di 1.500 euro. Per un condominio il ragionamento è lo stesso, con il tetto più alto di 8.000 euro per edificio.
Per il 2026 le risorse indicate per questa voce sono pari a 15 milioni di euro: 10 milioni disponibili come residui del 2025 e 5 milioni per l’annualità 2026. Il piano prevede poi 15 milioni per ciascuno degli anni dal 2027 al 2029 e 8 milioni per il 2030. Nel complesso, per le colonnine domestiche sono programmati 68 milioni fino alla scadenza del 2030. Questo non significa che ogni richiesta sarà accolta: le domande saranno valutate in base all’ordine cronologico di invio, fino a esaurimento delle risorse disponibili.
Chi può chiederlo e quali spese rientrano
Il contributo è rivolto agli utenti domestici: persone fisiche residenti in Italia e condomìni. L’infrastruttura deve essere nuova, di potenza standard, installata in un’area nella disponibilità del beneficiario e realizzata a regola d’arte. Per i privati deve essere a uso esclusivo privato e non accessibile al pubblico; per i condomìni deve essere destinata all’utilizzo collettivo dei condòmini e non aperta a terzi. Chi sta progettando anche altri interventi energetici in casa può valutare separatamente il tema dei pannelli fotovoltaici plug and play, ma il bonus colonnine riguarda solo l’infrastruttura di ricarica e la sua installazione.
Tra le spese ammissibili rientrano l’acquisto della colonnina o wall box, la posa in opera, gli impianti elettrici collegati, le opere edili strettamente necessarie, gli impianti e dispositivi per il monitoraggio, progettazione, direzione lavori, sicurezza, collaudi e costi per la connessione alla rete elettrica tramite nuovo POD, quando necessario. Restano fuori, secondo le regole già usate per la misura, imposte, tasse, oneri, consulenze non previste tra le spese tecniche, terreni, immobili, servizi diversi da quelli ammessi e costi per autorizzazioni edilizie, costruzione ed esercizio.
Un punto pratico da non sottovalutare riguarda i pagamenti. Le spese devono risultare da pagamento tracciabile intestato al beneficiario: bonifico, SEPA Credit Transfer, carta di credito o carta di debito collegata al richiedente. Non basta avere la fattura se il pagamento non è ricostruibile dagli estratti conto. L’installazione deve inoltre essere accompagnata dalla dichiarazione di conformità rilasciata dall’installatore: senza questo documento l’impianto rischia di non superare i controlli.
Cosa fare adesso
Al momento lo sportello 2026 non è ancora aperto. Per inviare la domanda bisogna attendere il provvedimento attuativo che fisserà date, modalità operative e modulistica aggiornata sulla piattaforma gestita da Invitalia. Conviene quindi non confondere la conferma del bonus con l’avvio immediato delle richieste: la misura è finanziata, ma la procedura deve essere aperta con un atto successivo.
Chi ha intenzione di chiedere il contributo dovrebbe preparare in anticipo i documenti che normalmente servono: identità digitale, come SPID o CIE, codice fiscale e documento del richiedente, fatture elettroniche relative ad acquisto e installazione, estratti conto o ricevute dei pagamenti, dati del conto corrente su cui ricevere l’accredito, relazione finale dell’investimento e certificazione di conformità dell’impianto. Per i condomìni servono anche codice fiscale del condominio, documento dell’amministratore o del condomino delegato e delibera assembleare per i lavori sulle parti comuni.
Quando lo sportello sarà aperto, la domanda andrà compilata online seguendo la procedura guidata. Le regole già applicate alla misura prevedono una sola domanda per ciascun soggetto beneficiario e il rilascio di una ricevuta al termine dell’invio corretto. Dopo la chiusura dello sportello, il decreto di concessione ed erogazione viene adottato nel rispetto dell’ordine di ricezione delle domande; nelle precedenti regole operative il termine indicato era di 90 giorni dalla chiusura. Per non perdere tempo al momento dell’apertura, la scelta più concreta è chiedere subito all’installatore preventivo dettagliato, fattura completa e documentazione tecnica conforme.





