
Da agosto 2026 alcuni inquilini potrebbero vedere un canone di locazione più alto, ma non si tratta di un rincaro automatico per tutte le case in affitto. Il riferimento è l’indice FOI di luglio 2026, usato per le rivalutazioni monetarie dei contratti: il valore è 103,1 con base 2025=100, in aumento dello 0,3% rispetto al mese precedente e del 2,8% rispetto a un anno prima.
In pratica, il dato che interessa di più a chi paga o incassa un affitto è la variazione annua del FOI. Se il contratto consente l’adeguamento pieno, il canone può essere aggiornato fino al 2,8%. Se invece il contratto prevede un aggiornamento parziale, per esempio al 75% della variazione, la percentuale applicabile diventa 2,1%. La verifica va fatta sul contratto firmato, non solo sul dato statistico pubblicato.
Quando l’aumento può essere applicato
L’aggiornamento Istat non parte per tutti nello stesso giorno. Può essere richiesto nel mese in cui cade la ricorrenza annuale della stipula del contratto, usando l’ultimo indice disponibile. Per un contratto firmato ad agosto, quindi, il proprietario può guardare al FOI di luglio 2026; per un contratto firmato in un altro mese, il controllo andrà fatto alla relativa scadenza annuale. Questo è il primo punto pratico da controllare prima di accettare un nuovo importo.
Il secondo controllo riguarda la clausola. Il proprietario può chiedere la rivalutazione solo se nel contratto è prevista una specifica clausola di aggiornamento del canone. Se quella previsione manca, l’aumento non può essere imposto unilateralmente solo perché i prezzi sono cresciuti. Per l’inquilino significa che la richiesta va confrontata con il testo del contratto; per il locatore significa che il ricalcolo deve poggiare su una condizione già accettata dalle parti.
Per capire l’effetto concreto, si può usare l’esempio di un affitto mensile da 1.000 euro. Con adeguamento al 100%, l’aumento massimo collegato al dato annuo del 2,8% è di 28 euro al mese, portando il canone a 1.028 euro. Con adeguamento al 75%, l’incremento è di 21 euro al mese, per un nuovo canone di 1.021 euro. La tabella riassume il calcolo sui dati disponibili:
| Tipo di aggiornamento | Aumento | Canone da 1.000 euro |
|---|---|---|
| 100% FOI | 2,8% | 1.028 euro |
| 75% FOI | 2,1% | 1.021 euro |
Il dato più rilevante è che non basta moltiplicare sempre il canone per il 2,8%: la percentuale effettiva dipende dalla clausola contrattuale. Se nel contratto è indicato un limite diverso, oppure un meccanismo specifico di comunicazione, quello va rispettato. Il FOI serve come parametro, ma non sostituisce le condizioni scritte nella locazione.
Cedolare secca: cosa non cambia
Un caso importante riguarda la cedolare secca. Quando il proprietario ha scelto questo regime fiscale, l’aggiornamento del canone non può essere applicato per il periodo in cui vale l’opzione. In altre parole, anche se nel testo del contratto esiste una clausola Istat, la scelta della cedolare secca blocca la rivalutazione. Per chi vive in affitto, questo è uno dei controlli più semplici da fare prima di pagare un importo maggiorato.
La richiesta di aumento è quindi possibile solo se ricorrono insieme due condizioni: contratto in regime ordinario e clausola di aggiornamento presente. Non è un nuovo prezzo deciso liberamente dal proprietario e non è una modifica che l’inquilino deve subire senza verifica. Allo stesso tempo, quando contratto e scadenza lo consentono, l’adeguamento Istat è il meccanismo previsto per allineare il canone al costo della vita.
Cosa fare adesso
Chi riceve una richiesta di aumento ad agosto dovrebbe controllare prima la data di firma del contratto, poi la presenza della clausola Istat e infine il regime fiscale indicato o comunicato dal locatore. Se il contratto è stato stipulato in agosto, contiene l’adeguamento e non è in cedolare secca, il ricalcolo può prendere a riferimento il FOI di luglio 2026. Se manca anche solo uno di questi elementi, conviene chiedere chiarimenti prima di modificare il pagamento.
Per evitare errori, è utile conservare la comunicazione ricevuta, verificare il canone di partenza e rifare il calcolo in modo trasparente: 1.000 euro diventano 1.028 euro con aggiornamento pieno, oppure 1.021 euro con aggiornamento al 75%. La prossima diffusione del dato FOI è fissata al 16 settembre 2026, ma riguarda le rivalutazioni successive: per gli aggiornamenti collegati ad agosto il riferimento resta l’indice già disponibile per luglio.





