
Per chi ha arretrati legati alla casa, la data da segnare è 31 luglio 2026: entro quel giorno Regioni, Province, Comuni e altri enti locali devono comunicare se intendono applicare la rottamazione quinquies ai propri carichi affidati all’Agenzia delle entrate-Riscossione. La decisione riguarda debiti locali come Tari, Imu e alcune sanzioni, ma non produce effetti immediati per tutti i contribuenti. Prima deve muoversi l’ente, poi il cittadino potrà verificare se le proprie cartelle sono comprese e decidere se aderire.
Il punto pratico è che la misura non è automatica. Un cittadino con una vecchia cartella Tari non può dare per scontato di poterla chiudere con le regole agevolate solo perché esiste la rottamazione quinquies nazionale. Serve una delibera dell’ente creditore, pubblicata sul sito istituzionale e trasmessa ad Agenzia delle entrate-Riscossione con il modello previsto. Se il Comune non aderisce, quei carichi restano fuori dalla procedura nazionale per le entrate territoriali, salvo eventuali definizioni agevolate autonome deliberate dall’ente.
Quali debiti locali possono rientrare
Il perimetro riguarda i debiti, tributari e non tributari, risultanti dai carichi affidati all’Agente della riscossione tra 1° gennaio 2000 e 31 dicembre 2023. Dentro questo arco possono rientrare entrate comunali e territoriali collegate alla vita domestica, come la tassa rifiuti non pagata, l’imposta municipale propria su immobili dovuta e non versata, ma anche alcune entrate non strettamente fiscali. Sono esclusi i debiti derivanti da pronunce di condanna della Corte dei conti.
Tra gli esempi più rilevanti per le famiglie ci sono Tari, Imu, bollo auto e multe stradali. Per una cartella Tari riferita, ad esempio, a un carico affidato alla riscossione nel 2021, il periodo rientra nella finestra prevista; per un carico affidato nel 2024, invece, la rottamazione quinquies degli enti territoriali non si applica. La verifica non va fatta solo sull’anno della tassa, ma sul carico affidato alla riscossione e sull’ente creditore indicato nella propria posizione debitoria.
Non tutti gli arretrati comunali seguono lo stesso canale. I tributi locali riscossi direttamente dal Comune o affidati a concessionari privati restano fuori da questa specifica procedura con Agenzia delle entrate-Riscossione. Questo non impedisce agli enti territoriali di introdurre propri strumenti di definizione agevolata, ma in quel caso regole, domanda, scadenze e modalità di pagamento dipendono dal provvedimento locale. Per il contribuente cambia molto: una vecchia Tari gestita da AdER può seguire il calendario nazionale aggiornato; una Tari riscossa da un concessionario può avere un percorso diverso o non averne affatto.
Cosa si paga e cosa viene tolto
La rottamazione non cancella il debito principale. In linea generale, chi aderisce paga le somme dovute a titolo di capitale e gli importi maturati per spese di procedura esecutiva e diritti di notifica, mentre vengono meno sanzioni, interessi, interessi di mora e aggio, nei limiti previsti dalla disciplina. Per le sanzioni amministrative, comprese quelle per violazioni del Codice della strada, il meccanismo è più ristretto: lo sconto riguarda interessi comunque denominati e somme maturate a titolo di aggio, non la sanzione principale.
In pratica, una multa stradale affidata alla riscossione non diventa gratuita: l’importo base della sanzione resta da pagare. La parte che può alleggerirsi è quella cresciuta nel tempo per interessi e componenti accessorie. Per Imu e Tari, invece, il vantaggio consiste soprattutto nel poter chiudere un arretrato senza il peso di sanzioni e interessi maturati secondo le regole ordinarie, sempre che il Comune abbia aderito e che quel carico compaia tra quelli definibili.
Le prossime scadenze per i cittadini
Dopo la scelta degli enti, la finestra per le domande dei contribuenti sarà tra 16 ottobre e 15 dicembre 2026. Entro il 15 ottobre l’Agenzia delle entrate-Riscossione dovrà rendere disponibili nell’area riservata i dati necessari per individuare i carichi definibili e le modalità telematiche per presentare la richiesta. Questo significa che a fine luglio il cittadino non deve ancora inviare la domanda, ma deve iniziare a controllare se il proprio Comune ha deliberato l’adesione e se il debito è stato affidato ad AdER.
L’Agenzia dovrà poi inviare la Comunicazione delle somme dovute entro 28 febbraio 2027. In quel documento saranno indicati gli importi da versare e il piano collegato alla scelta fatta dal contribuente. Il pagamento potrà essere effettuato in unica soluzione entro il 31 marzo 2027 oppure a rate. La domanda va quindi valutata prima con attenzione: aderire significa accettare un piano di rientro preciso, non una semplice prenotazione da decidere più avanti.
Il primo pagamento, o il saldo in unica soluzione, scade il 31 marzo 2027. Chi sceglie la dilazione potrà arrivare fino a 54 rate bimestrali di pari importo; per il 2027 le rate successive alla prima sono previste al 31 maggio, 31 luglio, 30 settembre e 30 novembre, mentre negli anni successivi le scadenze ricorrono il 31 gennaio, 31 marzo, 31 maggio, 31 luglio, 30 settembre e 30 novembre. Sulle somme rateizzate si applicano interessi al tasso del 3 per cento annuo dal 1° aprile 2027.
Cosa fare ora
La prima cosa utile è controllare il sito del proprio Comune, cercando la delibera di adesione alla definizione agevolata per i carichi affidati ad Agenzia delle entrate-Riscossione. Poi conviene accedere alla propria situazione debitoria sul portale AdER e verificare ente creditore, data di affidamento del carico e natura del debito. Chi trova una vecchia Tari, Imu o multa deve distinguere tra cartelle effettivamente definibili e posizioni escluse. Da ottobre, se il Comune ha aderito e il carico compare nell’elenco, si potrà presentare la domanda telematica entro il 15 dicembre; fino ad allora non bisogna sospendere pagamenti o rateizzazioni già in corso senza aver verificato che siano davvero interessati dalla procedura.





